Il mio addio a Guido Palliggiano, tifoso-attore napoletano

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Io che ho conosciuto Guido Palliggiano, seppur tanto tempo fa…

Era il lontano 1995, ai tempi in cui l’attuale Teatro Totò non era che un sottoscala di Port’Alba, meglio noto come Teatro Bruttini, quando tanti ingenui come noi speravano di poter fare teatro, quello vero, gustato sul palcoscenico, piuttosto che vissuto amatorialmente od ammirato semplicemente sull’attrattivo schermo televisivo.

Non furono, a dire il vero, idilliaci dapprima i rapporti tra me e Guido Palliggiano, ma la ebbi vinta con un pezzo da me scritto e fu quello che portai al saggio di fine anno, quando poi noi tutti ci trasferimmo al Teatro Ausonia, poi conosciuto come Totò. Il secondo anno di corso fu forse quello più difficoltoso, mille incomprensioni che coinvolsero me, lui ed il regista del Totò Gaetano Liguori, ancora oggi deus ex machina della vita e della carriera altrui, che dei talenti maschili non sa che farsene, a meno che non siano automi e leccapiedi, prediligendo invece il gentil sesso al di là che una donna sappia recitare o meno, il nepotista che ha fatto divenire regista persino il nipote Enzo, che non fosse stato appunto suo nipote non sarebbe oggi che un comune lavoratore. Il Totò, che avrebbe voluto puntare su di me soprattutto come autore, laddove mi piaceva scrivere, decise infine che su di me non fosse il caso di contare…perché io ero un uomo che pensava e non le mandava a dire, non di certo il burattino silenzioso, obbediente e perennemente riconoscente che magari si sarebbero aspettati, lo stesso Guido, per difendermi non fece nulla. Anzi, non solo mi ridimensionò nella parte più piccola che vi fosse disponibile, ma oltretutto m’insultò e non poco alla fine dello spettacolo, il saggio finale del secondo anno di corso, investendomi di critiche.

Lui e Liguori dovevano distruggermi e fu quello lo scopo ultimo. E quando fui messo nelle condizioni di andare via, nemmeno una telefonata, nemmeno un qualcosa che ricordasse loro l’impegno profuso per ben due anni, trascurando persino gli studi universitari ed affrontando nottate intense tra una prova e l’altra e mi chiedo tuttora quale sia stato il prezzo pagato per la serietà e la disponibilità mostrate, se poi non sei altro che una pedina fatta fuori da un sistema che non gradisce un anormale robot parlante, pensante, un’anomalia in un gioco in cui ognuno debba fare silenziosamente la sua parte, altrimenti la macchina è difettosa e va di gran fretta condotta allo sfascio. Guido e Liguori mi snobbarono per anni, con la falsità e l’ipocrisia di chi la verità non sa dirtela, perché non ne ha voglia, perché la maschera dell’ingannatore ciarliero ed imbonitore fa fin troppo comodo in un mondo che vive di bugie, bassezze e sotterfugi vari. Messo da parte, non ero più una pedina della scacchiera e per quanto tentassi di rientrare nel giro, nessuno dei due fece più di tanto per riconsiderarmi.

E frattanto, dei miei compagni di corso, tra chi leccava i piedi a Guido andandosene a fare con lui “Casba” su di un canale privato napoletano, vedi i vari M.B., che tra l’altro la borsa a Guido glie l’avrà portata per anni pur di avere un suo tornaconto, E.E., D.D.M. e quanti altri, tra chi si fidanzò col compianto Mario Scarpetta, essendo solo diciannovenne e lasciando il proprio fidanzato dopo ben 5 anni, vedi R.B., tra chi si fidanzò con Davide Ferri, braccio destro ed uomo di fiducia di Liguori, ben sicura dei vantaggi conseguiti, vedi M.S., insomma la gran fetta di noi fece ognuno a modo suo (e scusatemi le iniziali, ma preferisco né violare la privacy né tanto meno far pubblicità a certa gente).

E frattanto io sgobbavo per pagare puntualmente la retta mensile di circa, allora, 110.000 lire, lo sfregio alla miseria fu che lo stesso Liguori, e ci tengo a sottolineare tale particolare, a nipoti, parenti, amici ed affini NON FACEVA PAGARE UNA LIRA!!!

Mi distaccai da quel mondo caotico e bugiardo, poco ligio alla lealtà ed al rispetto dei sentimenti altrui, né mi pento oggi di averlo fatto. Risentii Guido laddove in TV, in un programma da lui condotto su di un canale privato, ebbi l’impressione, ma non so dire ancora adesso se di un’impressione o meno si sia trattata, che Guido Palliggiano avesse preso il sottoscritto a modello per un personaggio affibbiato ad un giovane comico napoletano da lui lanciato. Chiamai la trasmissione e lo minacciai direttamente di adire le vie legali, qualora quel personaggio fosse andato in onda, e fu l’ultima volta che lo sentii.

Io ho odiato Guido per aver distrutto i miei sogni, per avermi fatto rinunciare a quel teatro in cui avrei potuto far molto, se messo nelle condizioni di lavorare serenamente, ed ancora di più detesto chi come Liguori si bea dietro la bandiera del teatro giovanile che avanza, laddove soltanto chi sia in linea coi suoi dispotici principi sa di potercela fare (“un giorno licenziai una ragazza, mi misi una parrucca e recitai io al posto suo, per dirti come sono cattivo”, parole sue).

Ho odiato Guido per tutte le volte che l’ho rivisto in TV, tra “La Squadra” ed “Un posto al sole”, l’ho odiato per ogni volta che risentivo il suo nome. L’uomo della “Notte Azzurra” radiofonica, il fan del “puparuolo” di Canale 9, il tifoso che si accaniva allo stadio al fianco di Carlo Alvino, l’uomo delle televendite dedicate  a poltrone e divani, l’uomo che ha difeso la nostra napoletanità dal razzismo settentrionale innescato dalla Lega Nord, l’uomo che poteva vantare nel suo carnet partecipazioni a fiction illustri quali “I Soprano’s” e “Giuseppe Moscati”, o a film di spessore quali “The American” con George Clooney, l’uomo che ha rilanciato la sua carriera grazie al Napoli, che ha diretto sino all’ultimo i ragazzi del Teatro Cilea, che ha preso parte fino all’ultimo ai programmi in radio, che a modo suo ha dato una lezione di vita lottando con una forma di male incurabile senza mai smettere di aver voglia di vivere e di lavorare.

 

Io che ho odiato quel Guido, rivelandolo senza ipocrisia o mielose e poco convincenti dichiarazioni di circostanza, piango oggi non la parte malsana di tutta questa storia, bensì l’uomo che ha rappresentato una parentesi piacevole di una vita di circa 14 anni fa, l’uomo col quale se ne vanno quei pochi bei ricordi dell’allora Teatro Totò, l’uomo dei sogni e delle illusioni che su quel palcoscenico mi fece andare con un lavoro tutto mio. Senz’alcuna ipocrisia, è quel Guido che rimpiango, è quel Guido a cui ho anche dedicato un video commemorativo su Youtube ed è quel Guido a cui dico grazie e che non avrò mai modo di dimenticare. Caro Guido, io e te non siamo mai stati amici, ma sei stato il mio maestro… ed al di là di quanto poi sia successo, ritengo sia stato un piacere averti conosciuto ed ora, lì dove anche gli angeli avevano voglia di tifare Napoli, tieni pur sempre alta la bandiera della nostra squadra, col tuo sguardo magnetico di attore consumato e quel fare da vecchia volpe di teatro, consapevole che chiunque, me compreso, da lassù ti ascolterà. Addio, maestro!

Alberto Ferrero

Il mio addio a Guido Palliggiano, tifoso-attore napoletanoultima modifica: 2010-10-19T00:05:00+02:00da metropolis32
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