Il senso della vita – In ricordo di Edoardo Agnelli

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COME INSEGNA BOEZIO:

PERCHE’ E’ MORTO EDOARDO AGNELLI

 

Chi è tanto felice da non desiderare di cambiare la propria condizione, una volta che si sia lasciato prendere la mano dell’insofferenza? E di quante sofferenze è percorsa la dolcezza dell’umana felicità! E anche se a chi ne gode essa apparisse perfettamente piacevole, non si potrebbe, in ogni caso, trattenerla dall’andarsene a suo arbitrio. E’ chiaro dunque quanto sia inconsistente la felicità delle cose mortali, stante che essa non rimane in modo stabile presso coloro che ne godono con moderazione né riesce ad appagare compiutamente i temperamenti ansiosi. Perché dunque, o mortali, cercate all’esterno la felicità che è posta dentro di voi ? Vi lasciate irretire dall’errore e dall’ignoranza. Ora ti mostrerò in sintesi in che consista la suprema felicità. C’è qualche cosa per te più preziosa di te stesso ? No, mi dirai: e allora se tu sarai padrone di te, possiederai un bene che tu non saresti mai disposto a perdere e che la fortuna non potrebbe mai toglierti.” (Severino Boezio, De Consolatione Philosophiae, Libro III).

 

In un mondo, come quello di oggi, dove gli unici valori realizzabili sono quelli infusi da dei falsi, effimeri quali il lusso, il danaro, la ricchezza e l’illusione di sentirsi così felici, risuona in mente più che mai l’eco di un tonfo, “il grande salto” attraverso il quale un uomo come noi ha manifestato il suo atto di protesta verso quel mondo a lui non più caro ed invaso ormai da mostri peggiori del diavolo, che allettano il prossimo e, concupiscendolo, lo spingono fino alla totale perdizione. Dio è lontano e si è così sperduti su di un’isola deserta, gridi ma nessuno ti sente ed è allora che sai recuperare da dentro te stesso quel vero bene che tutto ciò che ti stava una volta intorno non era mai riuscito a darti, la felicità ed è quel bene che, una volta acquisito, nessuno può più portarti via. Boezio insegna che nella vita i beni materiali non è che contino tanto, mentre invece la felicità, che arricchisce l’uomo meglio di tutto il resto, è una bandiera perennemente in vista che da niente e nessuno potrebbe essere ammainata, perché è l’uomo che dà e toglie a se stesso nello stesso modo ed allo stesso tempo, è l’uomo che si costruisce e si smonta, che si crea e si distrugge con la stessa facilità ma anche con la stessa ingenuità. Chi crede ancora ai miraggi sa di avere a che fare solo con un’immagine, l’astratto diventerà concreto soltanto riempendo noi stessi dei veri principi e dei sani sentimenti che nel nostro animo e nel nostro cuore dovrebbero avere sempre più dimora fissa. Edoardo Agnelli era un ragazzo la cui vita era una bacchetta magica, la sua lampada di Aladino non l’ha mai strofinata, il genio magico che esaudisse i suoi desideri non è mai arrivato, ha preferito cercare da sé, armato di filosofia e di tanta semplicità, quella purezza che il mondo contaminava, quel contatto con Dio che, di per sè, è l’unica cosa che possa elevare l’uomo al di sopra della mediocrità concessa da cose senza senso e che, ai nostri occhi, riprendono la forma dei vecchi templi pagani. Edoardo aveva la sua bussola con cui orientarsi e viaggiava alla ricerca della vera ed assoluta felicità a cui Boezio riserva ancora lodi e onori, voleva appagare se stesso allontanandosi da tutto quello che potesse essere marcio ed inutile, non è che avesse un senso farsi circondare da belle case, belle macchine, belle donne, belle barche, buone posizioni senza sentire dentro niente: bello tutto, ma quant’è bello invece sentirsi davvero vivi, sentirsi davvero abitanti di questo mondo, belli anche dentro e non la facciata che il mondo ci vuole presentare? Edoardo stava raggiungendo il grande e sacro arcobaleno della vita, solo che, all’atto pratico, qualcosa gli è sfuggito di mano, il sogno è svanito ed il nulla lo ha così inghiottito per sempre, non resta che il ricordo di un ragazzo che ha fatto della sua fragilità il suo biglietto da visita ed è con quel biglietto che si è presentato a Dio, ha così trovato quello che cercava e che la vita non gli avrebbe mai dato: la serenità, la pace, cose che il mondo, avvolto nel suo stressante e quotidiano tran-tran, nemmeno conosce. Edoardo da lassù ci guarda ed ha così modo di osservare quanto è pazzo il mondo, con la sua ansia, le sue smanie, la sua voglia di emergere e di successo, il suo protagonismo, il suo egoismo, il suo esibizionismo, è un mondo che deride l’amore e lo butta via, è un mondo poco amico, poco solidale e poco sincero, è un mondo praticamente fatto ad immagine e somiglianza di quella vita a cui Edoardo ha rinunciato per sempre. La lampada stavolta non ha funzionato, il fumo si è dissolto ed al di là di questo non restano che le rovine di sogni non veri, evidentemente col danaro tutto si compra e tutto si ottiene, tranne che la felicità, l’unica cosa che non ha un prezzo, perché è come l’Everest, soltanto quando sei arrivato in cima sai di avercela fatta. La vera felicità è così, se sei in cima hai vinto e ti senti uomo, ma se la terra sotto i tuoi piedi è fragile tutto crolla insieme a te. Il mondo sporca e distrugge la nostra terra rendendola fangosa quando invece dovrebbe essere asciutta e stabile, senza ombre e senza macchie, un desiderio che non sempre s’avvera. La vera felicità dipende unicamente da noi stessi e dalla nostra volontà, è una strada e sta a noi fermarci o proseguire, Edoardo si è fermato ma, in compenso, il mondo, asciugate le  proprie lacrime, va avanti. Chi sarà il prossimo? Chissà, forse qualcuno la cui terra sta già tremando.

 

Alberto Ferrero

Il senso della vita – In ricordo di Edoardo Agnelliultima modifica: 2009-05-06T19:19:05+02:00da metropolis32
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